Quando Senti l’Anima della Gara

L’Anima dell’Organizzazione: Il Caso Corsa della Bora

Dopo ogni manifestazione di running o trail running mi ritrovo a registrare sensazioni molto diverse: talvolta è presente un piacere profondo, un’emozione che resta sospesa per giorni; altre volte prevale indifferenza.

E il punto diventa inevitabile: che cosa determina questi stati così distanti?

Le variabili sono molte – personali, contestuali, contingenti – ma un fattore si impone sugli altri: lo spirito dell’organizzazione.

Non la struttura, non la logistica, non la quantità di volontari: lo spirito.

Quel sentimento che l’organizzatore mette nel progetto e che si diffonde in ogni dettaglio, anche il più tecnico.

Ho maturato una convinzione: alcune organizzazioni – o meglio, alcune persone – fanno la differenza perché mettono nel loro lavoro idee, visione, passione, cuore.

Non cercano scorciatoie.

Non scelgono la via più comoda.

Si mettono nei panni dei partecipanti e si chiedono: “Cosa vorrei, io, se fossi al via?”

All’opposto, non lascia traccia chi organizza quasi per dovere, chi organizza con freddezza, con distacco, quasi si trattasse di far fronte ad un adempimento.

L’atleta lo percepisce con precisione quasi fisica: dove c’è anima e dove c’è soltanto organizzazione.

Con il tempo sto maturando l’idea che “metterci l’anima” non sia una scelta operativa né un atteggiamento razionale: è una qualità della persona, una forma mentis, è aver visione, carisma.

Visione, carisma

O ce l’hai, o non ce l’hai.

Uno che ce l’ha – e in misura straordinaria – è Tommaso De Mottoni, anima e cuore della Corsa della Bora.

Ho imparato ad apprezzare il suo stile organizzativo: la tensione costante verso l’innovazione, il coraggio di introdurre soluzioni mai viste prima (la stessa medaglia per tutti i percorsi; quota base per i servizi essenziali e gadget facoltativi; riconoscimenti anche per aspetti non meramente prestazionali), la capacità di fissare obiettivi ambiziosi e raggiungerli, senza mai accontentarsi.

In ogni dettaglio del suo lavoro emerge una direzione chiara: facilitare l’esperienza del partecipante, dall’iscrizione alla logistica, dalla sicurezza alla gestione dei flussi, mettendo in campo non solo passione ma anche solide competenze manageriali.

E c’è un episodio che sintetizza questo stile meglio di mille analisi.

Corsa della Bora 2027

Questa mattina ricevo un’e-mail dall’organizzazione della Corsa della Bora: annuncia la data dell’edizione 2027 e le innovazioni che verranno introdotte.

Tre giorni dopo la conclusione dell’edizione appena disputata.

Questa non è fretta: è visione.

Sono idee chiare.

È la volontà di evolvere mentre il pensiero è ancora caldo, mentre il terreno pulsa ancora di passi.

Le innovazioni, infatti, non nascono “dopo”: maturano già durante la progettazione.

È quando si costruisce un evento che emerge il desiderio di cambiare, non per correggere errori, ma per esplorare nuove soluzioni, per non cadere nella stanchezza delle ripetizioni.

Era difficile immaginare che, dopo due anni con gli stessi tracciati, De Mottoni non sentisse il richiamo della trasformazione.

Già che ci sono riporto i cambiamenti annunciati per la Bora 2027:

15 km e 21 km: nuovo percorso (forse si ritorna sulla napoleonica?).

34 km e 57 km: tracciato simile a quest’anno, ma in senso opposto, un’esperienza completamente diversa.

80 km: forse non confermata, con possibile introduzione di una distanza intermedia.

Nuova ultra lunga 120–125 km:partenza in Piazza Unità d’Italiaprobabile start ore 19:00, sabato 9 gennaio con opzione 60 km: ci si può fermare al km 60 risultando comunque classificati. Tempo massimo: 25 ore

Iscrizioni: previste per marzo.

Costi: particolarmente vantaggiosi e con attenzione ai più fedeli.

Conclusione

La Corsa della Bora e Tommaso De Mottoni rappresentano un modello da studiare: per lo stile, per la visione, per il coraggio innovativo e per la capacità di lasciare emozioni durature.

Non solo una manifestazione: un laboratorio vivo di ciò che il running può diventare quando dietro ci sono persone che “ci sono davvero”.

P.S.

Premiazioni

Ho apprezzato molto la sua visione del senso delle premiazioni in una manifestazione come questa, dove si dà spazio a tante motivazioni alla partecipazione, dall’ atleta capace di prestazioni stratosferiche alla famiglia che vuol passare una mattinata facendo sport e sentirsi parte di un evento importante.

In una intervista Tommaso dice che intendono valorizzare e premiare tutti gli aspetti della presentazione sportiva che non è solo atletica ma anche umana.

Quindi, premiazione non solo della velocità, della competizione ma di tutti i valori  che tale attività comprende, la resilienza, il fair play, l’ impegno, la sofferenza, la costanza ma anche la capacità di rinunciare.

Una innovazione anche questa che dimostra la presenza di un pensiero organizzativo aperto, ricco, profondo, articolato, non banale, non stereotipato, chiuso.

Queste sono le manifestazioni alle quali mi piace partecipare, queste sono le persone che stimo e che sono per me fonte di ispirazione e con le quali mi piace lavorare.

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