Dalla parte degli ultimi

Forse perché corro piano, forse perché quando corro o cammino preferisco godermi il paesaggio, la compagnia e i ristori… fatto sta che il più delle volte arrivo molto oltre la mezza classifica e, se i partecipanti sono pochi, finisco tranquillamente in fondo al gruppo.
Ed è proprio per questo che sono particolarmente sensibile al trattamento riservato a chi non arriva nel gruppo di testa.

In una certa misura capisco gli organizzatori – anche se da organizzatore non mi comporto così – che hanno fretta di smobilitare per tirare un sospiro di sollievo dopo settimane o mesi di lavoro, di stress, di tempo rubato alla famiglia e ad altri interessi, ma sono dell’ idea che ad ogni partecipante debba essere riservato lo stesso trattamento, indipendentemente dalla posizione in cui si classifica.

Quando l’arrivo conta per tutti

Ogni partecipante quando arriva al traguardo (entro l’orario previsto) ritengo debba trovare:

  • Tutto l’ allestimento dell’ area di arrivo al suo posto. Capita di arrivare nella desolazione più assoluta, con archi sgonfiati, con volontari che intralciano l’andatura perché impegnati a togliere striscioni e transenne
  • Speaker e musica presenti per gratificare chi ha comunque fatto la fatica di percorrere il percorso. Fa tristezza arrivare e non trovare nessuno ad accoglierti, a volte non si trova neppure il segno dell’ arrivo
  • Ristoro adeguatamente e dignitosamente rifornito. Ribadisco il “dignitoso” perché capita di trovare – letteralmente – solo le briciole del salato e del dolce di quello che fu il ristoro, a volte neanche quelle, a volte neanche i tavoli dove era stato allestito il ristoro
  • Servizio medico e di assistenza attivo. Capita che per risparmiare si ingaggi medico e ambulanza per un orario inferiore a quello della gara.

Una questione di rispetto e dignità

Assicurare tutto questo implica certamente un carico di lavoro supplementare, implica un’ attenta pianificazione del lavoro dei volontari e della disponibilità dei prodotti e, soprattutto, implica la volontà di assicurare a tutti i partecipanti lo stesso servizio, di considerare i diritti degli “ultimi” una questione importante e qualificante della manifestazione che si organizza.

Più che una questione tecnica è, a mio avviso, una questione di mentalità, di atteggiamento, di valori.

Assicurare a tutti i partecipanti lo stesso trattamento è una questione di rispetto, è assicurare a tutti pari dignità sportiva.

Un caso più unico che raro

Non chiedo che ogni organizzatore faccia come quelli dell’Alpe Adria Ultra Trail, che a notte fonda hanno aspettato ben oltre il limite un partecipante deciso a compiere la propria impresa personale.
Chiedo solo che chi arriva entro il tempo massimo venga accolto con lo stesso rispetto e la stessa cura riservati ai primi.

Se condividi questa visione e vuoi contribuire al cambiamento, resta in ascolto: stiamo costruendo qualcosa.

Articoli simili

2 Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *