ENGIM Walk: un passo dopo l’altro, insieme. Treviso – Venezia, 29 maggio 2026

Oltre il cancello della scuola, un giorno da vivere insieme

Un’ onda bianco rossa ha attraversato il Ponte della Libertà e si è abbattuta su Venezia.

È il gruppo di studentesse, studenti ed insegnanti dell’ Istituto professionale Turazza ENGIM di Treviso alle prese con una forma decisamente insolita di viaggio d’istruzione

Ci sono viaggi d’istruzione che si ricordano per un museo, un monumento o una visita particolare.

E poi ci sono giornate che si ricordano per quello che si è vissuto insieme.

L’ENGIM Walk è stata una di queste.

Siamo partiti da Treviso per raggiungere Venezia con un gruppo di studenti e studentesse provenienti da storie, culture, lingue e Paesi diversi.

Classi multiculturali e multietniche che, per un giorno, hanno condiviso qualcosa di molto semplice e molto raro: camminare insieme.

Non è stata una giornata di scuola nel senso tradizionale del termine.

Non ci sono state lezioni, verifiche o interrogazioni.

Eppure tutti, insegnanti e studenti, abbiamo imparato qualcosa.

Abbiamo percorso circa 17 chilometri a piedi.

Dal Ponte della Libertà fino al cuore di Venezia, attraversando calli, campi e ponti.

Un tragitto che ha richiesto impegno, costanza e anche un po’ di fatica.

Quanto manca?

Durante il cammino si alternavano momenti diversi.

Le ragazze che cantavano.

Le battute. Gli scherzi. Le chiacchiere tra compagni che a scuola forse si parlano poco.

E poi, immancabile, la domanda che tornava a intervalli regolari:

“Quanto manca?”

Una domanda che, chilometro dopo chilometro, è diventata quasi parte della colonna sonora della giornata.

Il valore di un passo in più

Le gambe si facevano pesanti, la stanchezza si faceva sentire, ma nessuno ha mollato. E alla fine sono arrivati tutti.

Felici.

Perché la soddisfazione di avercela fatta insieme vale più della fatica necessaria per riuscirci.

In un tempo in cui spesso si corre senza incontrarsi davvero, una lunga camminata ha offerto l’occasione di costruire relazioni, rafforzare il senso di appartenenza e vivere una piccola esperienza di comunità.

Non soltanto una gita, ma un percorso condiviso.

E forse l’immagine che racconta meglio questa giornata non è quella della partenza né quella dell’arrivo.

È quella del viaggio di ritorno.

Sul pullman regnava un insolito silenzio. Qualcuno guardava fuori dal finestrino. Qualcuno dormiva profondamente. Tutti avevano le gambe dure e gli occhi stanchi.

Ma erano la stanchezza e il silenzio delle giornate riuscite bene.

Quelle che, a distanza di anni, si ricordano ancora.

Chi conosce la fatica sa insegnare il coraggio

Dietro questa esperienza c’è un ideatore e instancabile maestro di cerimonie: il professor Alessandro Bressan.

Insegna informatica, ma il suo curriculum non si esaurisce certo tra computer e aule scolastiche.

Alessandro è un ultramaratoneta e un ultra trailer, recentemente reduce dalla celebre 100 km del Passatore.

Una persona abituata a misurarsi con la fatica, a conoscerla e a trasformarla in esperienza positiva.

Con un percorso personale di questo tipo, difficilmente avrebbe potuto immaginare un viaggio d’istruzione trascorso comodamente seduti sulle poltrone di un pullman, con gli studenti spettatori passivi della giornata.

Chi ha sperimentato sulla propria pelle quanto si possa imparare, crescere e divertirsi attraverso l’impegno fisico condiviso, finisce inevitabilmente per portare questa convinzione anche nel proprio modo di insegnare.

È da questa idea – che poggia anche su una precisa idea educativa – che nasce l’ENGIM Walk, un format che Alessandro propone con successo da quattro anni, con crescente riscontro tra colleghi insegnanti e studenti e studentesse.

Un’esperienza che unisce apprendimento e socialità, scoperta del territorio e divertimento, impegno personale e collaborazione, leggerezza e fatica. Una fatica sana, accettata e condivisa, che diventa parte integrante del viaggio e contribuisce a renderlo memorabile.

Perché a volte le esperienze che lasciano il segno non sono quelle più comode, ma quelle che richiedono qualcosa in più.

Un passo dopo l’altro.

I colori dell’appartenenza

A rendere ancora più speciale questa giornata è stato anche un piccolo ma importante simbolo di appartenenza.

Tutti indossavamo la stessa maglietta bianca e rossa dell’ENGIM Walk: il preside, gli insegnanti, gli studenti e le studentesse.

Sul petto e sulla schiena il nome e il logo dell’evento, ma soprattutto il segno visibile di una comunità che, per un giorno, ha camminato nella stessa direzione.

Quella maglietta è diventata qualcosa di più di un semplice ricordo.

Ha contribuito a creare identità, senso di appartenenza e benessere nello stare insieme.

È stata indossata con orgoglio da tutti e ha attirato l’attenzione dei tanti turisti incontrati lungo il percorso veneziano.

Non sono mancati sorrisi, sguardi incuriositi e qualche scherzoso scambio di battute tra i nostri studenti e i visitatori che osservavano quel lungo serpentone bianco e rosso attraversare la città.

Una medaglia che racconta una storia

E, come accade nelle più belle manifestazioni di running e cammino, anche l’ENGIM Walk ha avuto il suo meritato momento finale.

Dopo i 17 chilometri percorsi insieme, tutti abbiamo ricevuto una splendida medaglia da finisher.

Non un premio per i più veloci, ma un riconoscimento per chi aveva accettato la sfida, affrontato la fatica e raggiunto il traguardo.

Le medaglie sono state realizzate dai ragazzi della Cooperativa Sociale CEIS, una realtà che collabora spesso alla produzione di medaglie per eventi di running e trail running nei quali i valori della solidarietà, dell’inclusione e della partecipazione hanno un ruolo importante quanto la componente sportiva.

Un oggetto semplice, ma capace di raccontare molto bene il significato della giornata: nessuna competizione, nessuna classifica, ma la soddisfazione di aver condiviso un’esperienza intensa, arrivando insieme fino in fondo.

Ma l’ENGIM Walk non è stata soltanto chilometri percorsi e fatica condivisa.

Una comunità che si prende cura

Grazie anche al contributo di numerosi sponsor che hanno creduto nell’iniziativa, la giornata è stata accompagnata da molti piccoli gesti concreti di attenzione.

La sacca consegnata alla partenza con la merenda, il pranzo consumato comodamente nella sede ENGIM di Venezia, il gelato gustato insieme al termine del percorso.

Segni apparentemente semplici, ma che hanno contribuito a rendere l’esperienza ancora più piacevole e accogliente.

Non si è trattato soltanto di un supporto organizzativo. In quei gesti era possibile leggere qualcosa di più profondo: la volontà di prendersi cura delle persone.

Mi piace pensare che studenti e studentesse abbiano percepito questo messaggio. E, attraverso di loro, anche le loro famiglie.

Perché una scuola professionale non è soltanto il luogo in cui si apprendono competenze e si costruisce un futuro lavorativo.

È anche una comunità educativa che accompagna ragazze e ragazzi in un percorso di crescita personale, umana, professionale e di integrazione sociale.

L’ENGIM Walk, nella sua semplicità, ha forse reso visibile proprio questo.

Piccoli gesti, grandi attenzioni

Dietro l’organizzazione di una giornata come questa non c’è soltanto l’idea di una gita diversa dal solito, ma l’attenzione concreta verso le persone.

La convinzione che ciascuno meriti occasioni per stare bene, sentirsi accolto, fare esperienza di sé e degli altri, scoprire che può andare un po’ più lontano di quanto immaginava.

È una forma di cura che non si esprime con grandi discorsi, ma attraverso scelte, presenze e gesti concreti.

E spesso sono proprio questi a lasciare il segno più duraturo.

Con questa attività – ma non solo con questa – ENGIM si dimostrata una comunità che si prende cura delle persone che le vengono affidate.

Quelli che hanno camminato accanto

All’ENGIM Walk c’erano persone che, pur non essendo insegnanti della scuola, hanno scelto di mettersi in cammino insieme al gruppo.

C’erano amici, appassionati di running, persone accomunate dalla voglia di condividere competenze, tempo ed energie per rendere l’esperienza ancora più ricca.

C’era Marco Galliazzo, incaricato di documentare ogni momento della giornata.

Dai passaggi più suggestivi a quelli meno eroici ma certamente più divertenti, con l’obiettivo di trasformare questa esperienza in immagini, ricordi, un album fotografico e qualche reel.

Del resto, quando uno studente ti chiede scherzosamente: “Ma sei tu lo YouTuber del gruppo?”, significa che il lavoro di osservazione e racconto è già entrato a far parte dell’esperienza.

C’era Leonardo Moretto di Postural Project, pronto a dispensare consigli pratici per affrontare al meglio una prova fisica di 17 chilometri. Indicazioni semplici ma preziose: “Allacciatevi bene le scarpe, oggi la moda non conta.” E, soprattutto, la disponibilità ad intervenire qualora qualcuno avesse incontrato difficoltà lungo il percorso.

E poi c’ero anch’io, con il compito di proporre qualche riflessione sul significato educativo di una giornata come questa. Sul valore del camminare insieme, della fatica condivisa, delle relazioni che si costruiscono fuori dalle aule e dai contesti abituali.

Anche noi ci siamo divertiti. Anche noi abbiamo riso, camminato, scherzato, condiviso la stanchezza e la soddisfazione dell’arrivo.

E, come spesso accade nelle esperienze educative più autentiche, ci portiamo a casa molto più di quanto avevamo immaginato.

Se siamo riusciti a lasciare qualcosa ai ragazzi e alle ragazze che hanno partecipato, lo dirà il tempo.

Di una cosa, però, possiamo essere certi: anche noi abbiamo ricevuto molto da loro.

E forse è proprio questa reciprocità, silenziosa ma potente, il regalo più bello che una giornata come l’ENGIM Walk possa lasciare.

ENGIM Walk non è stata una semplice gita scolastica, ma una vera esperienza educativa vissuta attraverso il corpo, le relazioni e la condivisione.

Un’esperienza, e forse anche un modo di fare didattica, che mette in evidenza come la crescita non passi soltanto attraverso l’acquisizione di competenze tecniche, ma anche attraverso occasioni capaci di costruire fiducia, senso di appartenenza, autonomia, resilienza e integrazione.

I 17 chilometri percorsi insieme sono stati, in fondo, quasi un pretesto narrativo per parlare di tutto questo.

I miei complimenti al Dirigente Gianluigi Bettiol, al professor Alessandro Bressan e a tutti i colleghi che, da quattro anni, continuano a credere che una camminata, una pedalata o un viaggio possano diventare un’esperienza educativa memorabile.


In questi quattro anni, molte aziende sono state vicine e continuano a credere fermamente in questo progetto sportivo.


Il Patrocinio del Comune di Treviso resta un punto fermo fondamentale, così come la collaborazione con “Passsport” di Marco Piovesan, che ci fornisce le splendide maglie ormai diventate un vero e proprio oggetto da collezione.

Le scorse edizione la scuola ha raggiungere Vicenza, Jesolo, il Montello in bicicletta.

L’entusiasmo non è mai mancato in queste edizioni. Ora alcuni giorni e la scuola sarà terminata, ma sarà già tempo dimettere in cantiere la prossima edizione di questo format formativo/sportivo.

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