Il fuoco e il sorriso, Eleonora

La normalità che diventa straordinaria. Con leggerezza si brilla

Capita di rado di vivere un attimo che lascia il segno.

Capita di rado di vedere davvero la fiamma olimpica passarti davanti, con la sua luce e il suo carico di emozioni.

Capita ancora più di rado che quella stessa fiamma sia portata da mani che conosci, mani che hai visto impegnarsi, ridere, correre, cadere e rialzarsi.

Ma capita una sola volta nella vita che quella fiamma brilli tra le dita di un’amica.

E se quell’amica si chiama Eleonora, allora sì: ti ritrovi improvvisamente nel mezzo di un evento unico, in un frammento di storia che arde di luce propria.

Questa mattina, a Bassano del Grappa, Eleonora Bertin è diventata tedofora della fiamma olimpica per Milano–Cortina 2026.

La città ancora non sapeva che stava per assistere a una magia.

Ma io sì. Io dovevo esserci.

Dovevo vedere con i miei occhi lo spettacolo dentro lo spettacolo: Eleonora con la fiaccola.

La conosco poco ma quel tanto che basta per sapere che ha dentro una luce tutta sua: positiva, allegra, instancabile, ironica, pronta alla battuta come chi sa danzare con leggerezza e con la luce negli occhi.

Eleonora è spettacolo puro anche quando non succede niente.

Figuriamoci oggi.

Quando la luce arriva da sé

E allora eccola arrivare: divisa bianca ufficiale, fiaccola accesa come un cuore di fuoco, la folla che applaude, che si emoziona.

E lei, dentro quel bagno di energia, è felice da non stare in sé: incredula, luminosa, quasi sospesa.

Per un istante ho davvero pensato che potesse spiccare il volo da quanta gioia emanava.

Davanti a me è passata Eleonora: fiera, altera, orgogliosa, immensa.

Sono mesi che preparava dentro di sé questo momento.

Mesi in cui la sua gioia cresceva, prendeva forma, diventava quasi troppo grande per contenerla.

Così, per sdrammatizzare — e per giocare insieme, come facciamo ogni tanto — le ho regalato card create con l’AI: lei in versione fumetto, lei eroina pop-art, lei tedofora sorridente.

Un gioco leggero, complice, che ci somiglia, che fa parte del modo di vivere la nostra amicizia.

E che oggi, vedendola dal vivo, sembrava quasi un’anticipazione profetica.

Ma perché proprio Eleonora?

Me lo sono chiesto molte volte.

La risposta è semplice e profondissima: Eleonora rappresenta la normalità che compie ogni giorno imprese straordinarie.

È stata scelta per ciò che è: una persona affidabile, generosa, concreta.

Una ragazza che si impegna, che mantiene la parola data, che si fa in quattro per gli altri.

Una sportiva appassionata: corre, pedala, nuota, scia, arrampica. Fotografa, volontaria, giudice federale, amica vera.

Lo spirito olimpico, quello autentico, non vive solo nei record o nelle medaglie.

Vive in chi ogni mattina si rialza, si allaccia le scarpe, affronta la giornata con impegno e con sorriso.

Non ha bisogno di supereroi.

Ha bisogno di persone come Eleonora.

Di mille, di diecimila Eleonora che illuminano le loro comunità senza chiedere nulla in cambio.

E oggi, mentre la fiamma passava, ho capito una cosa semplice e enorme: la fiamma non sceglie i migliori. Sceglie i più veri.

E oggi ha scelto lei.

E noi abbiamo avuto il privilegio di esserci.

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