Rovigo in Love – Rovigo, 8 febbraio 2026

Le mie aspettative

A volte vado a fare alcune corse non per fare attività sportiva ma per vivere un’esperienza, per assaporare l’umore di una località, lo spirito di un’ organizzazione. Per il “brivido” della prima volta.

Questa è, almeno, l’ aspettativa, la motivazione con cui mi iscrivo.

Faccio questo per manifestazioni alle quali non ho mai partecipato prima e che per un qualche motivo mi ispirano, motivo che neanche io conosco e capisco. Ma ci vado.

A volte è una sfida: Rovigo, una città dove ci sono stato parecchio tempo fa per lavoro e che non mi ha lasciato alcun ricordo particolare.

Perché, allora, partecipare alla Rovigo in Love?

Andiamoci e vediamo.

(Parte scritta prima della partecipazione).

I fatti

La prima emozione è stata la nebbia, una nebbia top class; entrare a Rovigo non è stato facile ma almeno un qualcosa che caratterizzasse “fisicamente” questa manifestazione c’è stata.

Foto dell’Organizzazione

C’è chi va a fare la maratona del deserto per correre in un clima impossibile e sulla sabbia e chi va a Rovigo per correre chiuso in una bolla di umidità e in ambiente ovattato dove ogni suono è smorzato. Davvero affascinante, unico, correre nella nebbia.

Me la sono proprio goduta questa nebbia! Peccato non fosse più densa, dico sul serio.

Altra emozione: raggiungere il parcheggio consigliato nel sito della manifestazione, il multipiano, nei pressi del Centro storico. Punto il navigatore appena fuori dell’ autostrada e ad un certo punto mi trovo la strada sbarrata per Ordinanza comunale. Giro un po’ intorno per vedere se il navigatore mi trova un altro accesso, ma niente… sempre al posto di blocco, questa volta in fila con altri runner che stavano seguendo il consiglio degli organizzatori.

Nessuno è del posto, non sappiamo dove parcheggiare … e decidiamo di rimuovere il blocco e di entrare comunque. Disobbedienza civile a fin di bene. L’emozione della trasgressione.

Terza emozione, al ritiro del pettorale, maglietta e pacco gara (tutto prenotato con congruo anticipo). Mi dispiace, la L è finita. Mi dia la XL… finita, la M … finita anche quella; vuole la S? Non ho nessuno denutrito in famiglia… Allora non le resta che quella dello scorso anno; c’era? No. Benissimo…eccola qua …

Ma le emozioni maglietta non finiscono qua: arrivato a casa apro il sacchetto della maglietta e mi trovo una … S. Scrivo all’Organizzazione per segnalare il fatto e mi rispondono prontamente che mi invieranno la taglia corretta. Di inconvenienti ne possono succedere ma l’ importante è risolverli. Sono fiducioso di riceverla.

Aggiornamento 18.02. Ho ricevuto 🙂 Ben due magliette!! Quella dello scorso anno e quella di quest’anno. Va dato atto agli organizzatori di aver risolto alla grande l’inconveniente. Non è da tutti farsi carico del problema e risolverlo.

Lascio qui il racconto della sequenza dei fatti per dire che inconvenienti ce ne possono essere ma che l’importante è risolverli.

Emozioni a parte, una bella festa di popolo del running e della camminata; 4.800 persone presenti, 1.400 sulla Mezza tra competitiva e staffetta, 3.000 sulla City e 400 alla Walk For Your School, dati ufficiali dell’Organizzazione.

Partenza e arrivo in Centro storico, che è sempre bello correre nel cuore della città, tra le sue stradine, i suoi palazzi e monumenti storici, anche se questo comporta più di qualche disagio logistico tanto per gli organizzatori che devono dislocare i servizi in più sedi che per noi atleti che dobbiamo fruirne.

Abbiamo tutti sofferto la mancanza di spazi per cambiarci prima e dopo la gara, considerata anche la bassa temperatura. Ma ci si adatta e ci si cambia in un corridoio del locale adibito a deposito sacche.

Partenze e arrivi avendo come base un palazzetto dello sport (vedi le partenze di Ravenna) avrebbe facilitato il “lavoro” di tutti, ma ne avrebbe sofferto il fascino.

Percorsi misti città e campagna, ben segnalati – a parte gli ultimi due km – ben presidiati anche da personale sanitario in bicicletta, cosa che ci ha fatti sentire in buone mani.

Foto dell’Organizzazione

Un tratto del percorso era attrezzato per far divertire i bambini (visto anche qualche adulto a saltellare).

Parecchi gruppi musicali lungo il percorso a dare ritmo e a mettere allegria.

Ristori ben riforniti lungo il percorso (2 nella mia 10 k) e al traguardo: tanta roba, dolce, salata, bevande calde e fredde (anche se al primo ristoro i bicchieri erano finiti dopo il passaggio di metà del plotone). Da segnalare: all’ arrivo gli addetti al ristoro ci hanno offerto un piatto vuoto da riempire con quello che volevamo per consumare poi in tranquillità seduti su qualche scalino.

Un “pacco gara” con parecchio materiale, da una bandana Brooxs, spazzolino da denti e dentifricio, prodotti alimentari, un fischietto, burrocacao, proteine , il tutto in una bella sacca di cotone grezzo.

Tantissime foto gratis disponibili già lunedì mattina.

Al di là di qualche sbavatura, ho visto una manifestazione “pensata”, curata nei dettagli, con tanti sponsor generosi, un enorme lavoro organizzativo anche se, come dirò qui sotto, le attenzioni maggiori sono state riservate alla Mezza che, evidentemente, è considerata il Core Business della manifestazione, ciò che traina tutto il resto.

Una nota conclusiva: Respect For Runners

A parte i marginali disservizi citati in apertura di questo racconto, della Rovigo in Love, non mi è piaciuta- per i principi che mi guidano come organizzatore e partecipante – quella che posso chiamare con un termine un po’ forte ma che rende l’ idea, “discriminazione” tra atleti di Serie A (quelli della Mezza) e di Serie B (quelli della City Run).

Perché “discriminazione”?

Una premessa: io sono dell’ avviso che in queste manifestazioni di massa, dove corrono insieme competitivi e non competitivi, dove c’è chi va al passo di 4 minuti al chilometro e chi a 12, tutti i partecipanti debbano godere dello stesso trattamento indipendentemente dalle motivazioni che li portano ad essere presenti perché ogni partecipazione ha lo stesso valore.

Lo sport non è soltanto competizione, ma comunità: il suo valore si misura nella cura con cui accoglie anche l’ultimo, non solo nel tempo del primo, chi va piano, non solo chi va veloce

Foto dell’organizzazione

La mia visione è uno sport dove tutti, dal primo all’ultimo, trovano al traguardo gli stessi servizi, la stessa accoglienza e la stessa dignità.

È una questione di rispetto delle diversità. Lo ho ben specificato nel progetto Respect For Runners .

Queste sono manifestazioni in cui conta di più la dimensione sociale e comunitaria che quella della prestazione atletica; non sono manifestazioni d’élite sono manifestazioni di “popolo” , devono dare spazio e valorizzare ogni motivazione che porta ad essere presenti, devono essere manifestazioni inclusive.

Sono manifestazioni in cui va rispettato ogni passo, sono manifestazioni  in cui ogni partecipante va trattato allo stesso modo, tanto negli aspetti materiali che in quelli simbolici.

Veniamo a Rovigo in Love: riconoscendo tutti gli aspetti positivi di cui ho parlato, in cosa la manifestazione non è stata inclusiva? In cosa non ha valorizzato allo stesso modo il top runner e il camminatore lento?

L’ aspetto più visibile è stato rappresentato dal contesto dell’ arrivo.

Per la mezza maratona – FIDAL e Relay – gli ultimi chilometri sono stati tra le strade principali del Centro storico, ben segnalati, con corsie delimitate da transenne, folla festante ad accogliere gli atleti, arco d’ arrivo personalizzato e messo nella piazza principale.

Per la City Run, il percorso finale si è sviluppato su strade secondarie, ai margini del Centro storico, mal segnalato tanto che si vedevano partecipanti arrivare da tutte le parti (io stesso mi sono trovato per un tratto tra atleti sfreccianti e mi sono affrettato a cambiare direzione avendo visto i “lenti” transitare per una stradina parallela), ultimo chilometro a farci strada tra persone che passeggiavano tra l’uscita da messa e il bar per l’ aperitivo, sperando di essere nel percorso giusto, arrivo sotto un anonimo arco commerciale posto in una strada secondaria di accesso alla piazza principale, punto di ristoro – una volta identificato chiedendo informazioni – raggiungibile a spintoni tra la gente che affollava la piazza.

Altro aspetto “discriminatorio”: la medaglia finisher riservata ai partecipanti della Mezza e Relay, tanto a quelli che hanno corso i 21 km della mezza maratona che a quelli della staffetta che ne hanno fatto poco più di 10.

A noi comuni mortali della City che di km ne abbiamo fatti 10 (o 5) niente.

Al dì là del valore materiale di questo diverso trattamento, mi ha pesato molto il valore simbolico delle due modalità: è stato chiaro che ci sono stati partecipanti che sono stati considerati i veri protagonisti della manifestazione e altri dei comprimari, quelli a cui sono state riservate tutte le attenzioni e altri lo stretto necessario.

Secondo me è tanto una questione di costi, di risparmio ma di visione, di valori che si vogliono promuovere attraverso lo sport, la competizione, la prestazione atletica o la partecipazione.

Un inciso conclusivo, venale

È relativamente recente l’ apertura ai non competitivi delle manifestazioni nate come competitive.

La motivazione, parlo da organizzatore che sa di dover fare i conti anche con il bilancio, è quella di avere un maggior numero di partecipanti per distribuire meglio i costi fissi, per avere incassi maggiori, per pagare con gli incassi dei percorsi “popolari” alcuni costi dei percorsi delle élite e, non ultimo, per presentare agli sponsor numeri più importanti per avere finanziamenti più consistenti.

Quindi, se guardiamo la questione da questo punto di vista, i non competitivi altro non sono che dei portatori di valore economico.

Mi sta anche bene avere questo ruolo , ma, almeno, trattateci tutti allo stesso modo.

A proposito di numeri: sta diventando di moda la Dog Run, un nuovo mercato, numeri maggiori, eccellente operazione commerciale. Dog Run anche qui, con pacco gara dedicato.

Foto dell’Organizzazione

Un confronto

Una nota conclusiva, giusto per fare dei confronti, per dire che le diverse soluzioni adottate non sono “naturali” ma scelte degli organizzatori.

Un’ amica ha partecipato alla Lazise in Love (pura coincidenza di denominazione, visto il periodo della celebrazione dell’ amore).

In quella manifestazione c’era un solo percorso di 10 km, ma da poter fare in modalità competitiva (omologata FIDAL) e non competitiva.

20 € per la competitiva a 16 per la non competitiva. Credo che la differenza di prezzo stia nell’ obolo dovuto alla FIDAL per l’omologazione.

Stesso pacco gara, stessa medaglia, stessa maglietta, stesso percorso, stesso arrivo, chip cronometrico per tutti.

Non mi sembra difficile organizzare le cose in questo modo.

(*)

Questo incidente rende più che attuale una questione che avevo sollevato in precedenza, quello della possibilità di scegliere se acquistare i gadget di una manifestazione o no.

Questa scelta è possibile solo determinando la quota d’iscrizione sulla base dei servizi essenziali come l’ organizzazione, la promozione, la sicurezza, i ristori e lasciare alla scelta del partecipante se acquistare servizi e prodotti non essenziali ma graditi ad alcuni.

Questo modo di fare consentirebbe di avere una gamma ampia di gadget e di una loro miglior qualità tecnica e grafica. Quelli inclusi nel pacco gara sono di mediocre qualità.

Comunque, Rovigo in Love con il sorriso sulle labbra!

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2 Commenti

  1. Grazie a te che mi hai raccontato la tua Lazise in Love e mi hai aiutato a capire le caratteristiche di una manifestazione che valorizza tutte motivazioni a partecipare

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