Corsa del villaggio – Villaggio dei fiori, Spinea 10 luglio 2026

Diario di corsa
Corsa del villaggio. Una corsa breve che mi ha portato al limite

La prima edizione della Corsa del villaggio, inserita nel programma della Sagra del Villaggio dei Fiori, mi ha riservato una sorpresa inattesa. Una semplice corsa serale di 10 chilometri, completamente pianeggiante, si è trasformata nella prova più faticosa degli ultimi mesi. Nell’articolo racconto la mia esperienza, evidenziando gli aspetti riusciti dell’organizzazione e alcune criticità, in particolare la gestione dell’idratazione e del ristoro finale, proponendo alcune riflessioni ispirate ai principi di Respect For Runners.

Una prima edizione con qualche aspetto da affinare

Prima edizione per la Corsa del villaggio organizzata da Run Spinea Run, una società presente con continuità nel panorama podistico e abitualmente protagonista con atleti di buon livello.

La manifestazione si è svolta nell’ambito della Sagra del Villaggio dei Fiori, in una calda serata di luglio.

Due i percorsi proposti, da 5 e 10 chilometri, sviluppati lungo le strade secondarie del quartiere con alcuni attraversamenti delle aree verdi che costeggiano la ferrovia. Passaggi piacevoli, apprezzabili anche nelle ore del tramonto.

I partecipanti sono stati poco meno di 300: un risultato positivo, considerando un calendario del podismo amatoriale sempre più fitto, con manifestazioni distribuite praticamente in ogni giorno della settimana.

Ho scelto il percorso da 10 chilometri, nonostante il giorno precedente avessi già corso i 7 chilometri con dislivello della Summer Run di Monselice. La decisione è nata soprattutto dalla voglia di muovermi e dall’occasione di ritrovare molti amici con i quali mi alleno il martedì. Ha inciso anche il fatto di conoscere gli organizzatori.

La serata, però, si è rivelata molto diversa da come l’avevo immaginata.

Non ricordo di aver mai faticato così tanto in una corsa breve e completamente pianeggiante.

Il caldo? La disidratazione? Il pranzo quasi saltato e un evidente deficit energetico? Probabilmente un insieme di fattori. Il risultato è che ho tagliato il traguardo con la stessa sensazione di sollievo che si prova al termine di una maratona particolarmente difficile.

Dal punto di vista organizzativo, il percorso era presidiato con grande attenzione. Ad ogni cambio di direzione erano presenti volontari e l’assistenza è stata impeccabile. In caso di necessità sarebbe stato possibile ricevere soccorso in tempi rapidissimi.

Più discutibile, invece, la gestione dei rifornimenti.

Sul percorso lungo era previsto un unico punto acqua, collocato poco oltre metà gara. Con le temperature e l’umidità della serata è sembrato insufficiente. È una scelta che sorprende, soprattutto considerando l’esperienza della società organizzatrice maturata partecipando a numerose manifestazioni.

Va precisato che quanto trovato sul percorso corrispondeva esattamente a quanto annunciato nella locandina: un solo ristoro intermedio per il percorso lungo e nessuno per quello breve. A mio giudizio, però, si è trattato di una scelta progettuale non adeguata alle condizioni climatiche. In una serata come questa sarebbe stato opportuno predisporre almeno un punto acqua ogni tre chilometri.

L’iscrizione costava soltanto 3 euro, una quota inferiore agli standard di manifestazioni analoghe. È giusto ricordarlo. Personalmente, però, ritengo che i servizi essenziali di gara debbano essere garantiti e, se necessario, anche pagati attraverso una quota di iscrizione più elevata.

All’arrivo era annunciato un “Anguria Party”, ben evidenziato nella comunicazione dell’evento.

Negli ultimi chilometri, complice la fatica, mi ritrovavo quasi a immaginare grandi fette di anguria fresca ad ogni curva.

Sono arrivato tra gli ultimi, ma comunque entro il tempo massimo previsto. Dell’anguria, però, non c’era più traccia.

Più che una semplice delusione, un colpo basso!

Ho chiesto informazioni a una volontaria del ristoro, che con molta cortesia mi ha spiegato che erano già state tagliate undici angurie. La mia osservazione è stata inevitabile: evidentemente ne sarebbero servite dodici o tredici.

Ho chiesto di parlare con un responsabile, non tanto per rivendicare qualcosa come partecipante, quanto per una questione di principio, anche alla luce del mio coinvolgimento nel progetto Respect For Runners.

Non ho nemmeno fatto in tempo a esporre il problema: nel giro di pochi minuti sono arrivate tre nuove angurie, immediatamente tagliate e distribuite agli ultimi arrivati.

Ne ho approfittato senza esitazioni. Ero talmente provato che perfino mangiare richiedeva uno sforzo.

Poco dopo ho preso un bicchiere d’acqua per bagnarmi la testa. Una volontaria, probabilmente intuendo le mie condizioni, ha aperto una bottiglietta d’acqua e me l’ha consegnata. Con quella improvvisata doccia mi sono praticamente rimesso in piedi. A lei va il mio ringraziamento.

Nel complesso sono contento di aver partecipato. La serata mi ha ricordato quanto il caldo possa incidere sulle prestazioni e quanto anche una corsa apparentemente semplice possa diventare impegnativa. Pur avendo affrontato gare ben più dure, questa esperienza mi ha riportato con concretezza al tema dei propri limiti fisici.

Agli organizzatori, che ringrazio per il lavoro svolto e ai quali confermo che parteciperò volentieri alle prossime iniziative, mi permetto di suggerire una maggiore attenzione alle esigenze delle manifestazioni estive, in particolare per quanto riguarda l’idratazione lungo il percorso e la disponibilità del ristoro finale anche per gli ultimi arrivati.

Su questi aspetti il progetto RXR – Respect For Runners offre indicazioni concrete. Mi farebbe piacere vedere, in futuro, anche la Marcia del villaggio aderire come Evento RXR.



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