Epica dell’acqua – Delta del Po, 18 ottobre 2026

Diario di corsa
Epica dell’Acqua. Dove l’impresa è di tutti e nessuno arriva ultimo

Cento chilometri in tre giorni, attraverso gli straordinari paesaggi del Delta del Po. Questa è l’Epica dell’Acqua nella sua formula completa. Per me, quest’anno, trenta chilometri nell’ultima tappa, da Albarella a Porto Caleri, tra valli da pesca, argini interminabili, boschi, pinete e dune. Un percorso di rara bellezza, affrontato con fatica e concluso con la soddisfazione di essere arrivato al traguardo con le mie gambe. Ma l’Epica dell’Acqua è molto più di un’esperienza sportiva: è un’esperienza umana.

Senza cronometri, classifiche e premi per i più veloci, l’Epica mette al centro le persone. Comunità, essenzialità, cura e generosità sono i tratti distintivi di una manifestazione organizzata con grande attenzione, dove ogni partecipante conta, indipendentemente dalla distanza percorsa e dal risultato. Ne ho avuto una dimostrazione personale all’arrivo, quando, stremato dalla fatica, ho trovato assistenza premurosa, amici ad aspettarmi e applausi anche per chi arrivava tra gli ultimi. Qui nessuno arriva ultimo, perché ognuno porta a termine la propria impresa. E la vera scenografia, accanto alla bellezza del Delta, è fatta dalle persone.

Una manifestazione di running e camminata unica

Chi si accontenta gode E io godetti? Con tanta fatica, si … godetti … per essere arrivato al traguardo con le mie gambe 🙂

La vera Epica dell’ acqua è la Full Experience, 100 chilometri in tre giorni. Ma quella distanza io proprio non ce l’ho nelle gambe e nella testa.

La mia soddisfazione di fare 100 chilometri me la sono presa quando ero un po’ più giovane facendo in 16 ore e mezza la 100 km di Montagnana.

Oggigiorno è già un risultato accettabile farne 30 tutti di seguito, un po’ correndo (piano) e camminando (più o meno veloce).

Però vivere i 100 chilometri dell’ Epica dell’ acqua come la hanno vissuta le colleghe e i colleghi è tutta un’ altra cosa.

Su strada e prima e dopo la non-gara. Perché l’ Epica non è una gara, non è una competizione ma un’ esperienza sportiva e, soprattutto, umana.

Ho seguito quell’ esperienza indirettamente, partecipando alla chat della manifestazione e mi sono reso conto del clima che si respirava, delle emozioni che scorrevano durante l’ attività sportiva e nei tantissimi momenti sociali che hanno avvolto le tre giornate. Un qualcosa di unico. Per loro.

Per me i 30 chilometri della Terza Tappa, quella dell’ ultimo giorno. Da Albarella attraverso i diversi ambienti del Delta del Po. Lunghi, interminabili rettilinei sugli argini delle Valli da pesca e dell’ Adige, boschi, pinete spiaggia, dune e finalmente l’arrivo, a Porto Caleri, un paradiso naturale.

Questa la mia seconda partecipazione. Della prima (2024) ne avevo parlato qui.

Appuntamento per le 8 a Porto Caleri e si parte…in pullman.

Si, dal punto di arrivo ci portano alla partenza e così tanti problemi logistici, per noi partecipanti, sono risolti.

Arrivi, disbrighi le consuete pratiche d’arrivo, prendi l’ auto a pochi metri e prendi la via di casa.

Un’ organizzazione poderosa, quella dell’ Epica dell’ acqua. Tre giorni di gara con assistenza completa per chi fa la Full e tutto quel che serve per gli altri

Prima, con tutte le informazioni che servono e con risposte veloci e precise.

Durante, con volontari in bicicletta che fanno su e giù per ogni esigenza, ristori adeguati alla distanza e alla stagione.

All’ arrivo con tutti i servizi logistici e un sontuoso pranzo completo, dall’ antipasto al dolce.

Non trascurabile, il servizio fotografico compreso nella quota d’iscrizione (49 euro e bonus di 5 per essere tra i “ri-epici”). Costo corretto per una 30K e con tutto quanto avuto in termini di servizi e prodotti. Molte delle immagini che illustrano questo articolo vengono dal lavoro dei fotografi ufficiali.

Lo spirito Epica dell’ acqua

Il senso di comunità

Quello che si avverte subito è un autentico spirito di comunità, dello stare insieme, di condividere tempo, attività, emozioni.

E’ lo spirito che si crea tra chi partecipa con la formula Full Experience, tra giorni interamente vissuti insieme, tra sport, cibo, tempo libero, alloggio, ma è uno spirito talmente forte che si propaga anche agli altri partecipanti, quelli delle “Solo Corsa” e della “Terza Tappa”.

Basta partecipare alla chat dei partecipanti, dove giorno dopo giorno, ancor prima dell’evento si sente nascere un sentimento di appartenenza, di confidenza, di amicizia che esploderà al primo incontro.

Lo si sente crescere nei commenti e nella condivisione delle immagini dell’attività durante ogni giornata di gara.

Lo si sente esplodere al termine dell’ultima tappa, quando subentra un senso di nostalgia per quello che si è vissuto e ci si dà appuntamento all’anno successivo.

Che questo senso di comunità si è diffuso a tutti i partecipanti quando all’arrivo della terza tappa un folto numero di partecipanti si raccoglie all’arrivo per salutare e applaudire che arriva dopo e manifesta un insolito calore soprattutto per chi arriva ultimo e tra gli ultimi.

E devo confessare che arrivato tra gli ultimi e davvero affaticato, vedere tanti amici e amiche ad aspettarmi e ad applaudirmi mi ha fatto sentire pienamente parte del gruppo, leggero fisico e soddisfatto dell’impresa compiuta.

L’ essenziale

Pur essendo una 100 chilometri – in tre giorni – quindi, un’impresa da veri atleti, la manifestazione è una “non- competitiva”, senza chip di cronometraggio, senza classifiche, senza premi speciali. Tutti “primi”, ognuno con il proprio obiettivo, ognuno orgoglioso per averlo raggiunto. Una medaglia per tutti a ricordo dell’esperienza. E le medaglie rimaste, date a ricordo ai volontari e agli accompagnatori. Un bel modo per evidenziare il senso simbolico dell’oggetto, un ricordo al quale ognuno attribuisce il proprio significato. Avevo pensato che se mi fossi ritirato oltre metà gara avrei chiesto comunque la medaglia, sulla quale avrei, però, inciso una X a ricordo di quel ritiro; ma non ce n’è stato bisogno.

Semplicità, è la cifra dell’Epica dell’acqua e questa si è vista in tanti particolari, dalla medaglia “semplice” in legno, all’assenza di gadget nel pacco gara – gadget che in ogni caso si paga – ma con la possibilità di acquistare a parte un ulteriore ricordo della manifestazione.

Io mi sono preso un bel scaldacollo, con una bella texture del logo

Ho molto apprezzato una forma, mai vista, di ricordo della manifestazione: un “timbro” di due grandezze e colore, che chi voleva poteva farsi stampare su un proprio capo di abbigliamento, il logo della manifestazione da fissare con il passaggio, una volta asciutto, con il ferro da stiro. Ad offerta libera.

Devo approfondire i dettagli tecnici perché è un’ottima soluzione che tiene insieme la possibilità di avere un ricordo di una partecipazione memorabile, il costo limitato e il contenimento dei consumi, soprattutto di plastica (le magliette cosiddette “tecniche” altro non sono che plastica).

Essenziale anche la scenografia di partenza: un arco per segnalare il punto di ritrovo, Alberto sopra la sua auto a darci le indicazioni necessarie

Chicca con il suo grande sorriso a dare il benvenuto uno ad uno, musica ad un livello non inquinante.

Lo stesso per l’arrivo, in pieno parco botanico di Porto Caleri, dove si è avuto rispetto per il luogo e dove la vera scenografia è stata “umana”: non solo chi era arrivato prima ad aspettarti e ad applaudirti, ma anche lo staff a complimentarsi e ad abbracciare tutti e tutte!

La cura

Ho visto una particolare “cura” nei rapporti tra lo staff e i partecipanti. Non credo che questo si sia manifestato per il limitato numero di partecipanti (circa 200, secondo una mia stima dell’affollamento alla partenza) quando tutto si fa più familiare, ma al “carattere” della manifestazione che riflette il carattere di chi organizza: attenzione a tutte e a tutti, cura dei dettagli, assistenza costante in punti fissi (ben tre ambulanze presenti lungo il percorso più una all’arrivo), soccorso “volante” di volontari in bicicletta che facevano la spola lungo il percorso, numerosi punti acqua soprattutto negli ultimi chilometri quando il caldo si faceva sentire. Empatia vera.

Complice il tuo nome stampato sul pettorale, non incontravi volontario che non ti salutasse e ti incoraggiasse chiamandoti per nome

Un particolare – insolito – mi ha colpito: se all’arrivo ci fosse stato un familiare, una persona a te cara, la medaglia finisher te la poteva mettere al collo quella persona.

Ho beneficiato direttamente di questa “cura” quando, all’arrivo, disidratato nonostante avessi bevuto molto, in calo di zuccheri (per le mie abitudini alimentari un po’ di frutta secca e marmellata la avrei gradita ai ristori, dove c’era comunque il necessario, comprese patate bollite e olio), in preda ai crampi e decisamente affaticato, ho avuto un lieve malessere e ho ricevuto immediata assistenza dai volontari della Croce Verde che non mi hanno mollato fino a quando ho ripreso a saltellare con rinnovata vitalità!

La generosità


Lo spirito generoso dell’Epica dell’Acqua si manifesta nell’attenzione alle persone, nella capacità di accogliere le differenze e nella disponibilità a prendersi cura dei bisogni di ciascuno.

Ne ho avuto una dimostrazione molto concreta all’arrivo, quando, in occasione del malessere che ho già raccontato, i responsabili del ristoro finale si sono prodigati per farmi avere bevande e cibo in abbondanza, preoccupandosi che recuperassi rapidamente le energie.

Un’attenzione spontanea, premurosa, che è andata ben oltre il normale servizio di ristoro.
Ma questa generosità si esprime anche nella volontà di rendere l’Epica un’esperienza aperta alla partecipazione di tutti.

Da sempre il pranzo conclusivo è preparato e servito dalle ragazze e dai ragazzi di una cooperativa sociale, che contribuiscono con il loro lavoro alla riuscita della manifestazione.

Quest’anno si è aggiunto un altro momento significativo: persone con disabilità sono state presenti alla partenza di tutte e tre le tappe, percorrendo un breve tratto del cammino insieme agli altri partecipanti.


Due espressioni diverse dello stesso spirito: essere attenti ai bisogni delle persone e creare le condizioni perché ciascuno possa sentirsi parte dell’Epica.

I luoghi attraversati

Hai corso uno degli itinerari più spettacolari del Delta del Po Veneto: un anello di circa 30 km che unisce mare, laguna, valli da pesca e foci fluviali. Gran parte del percorso si sviluppa sulla storica Via delle Valli Nord, una sottile lingua di asfalto sospesa tra acqua e cielo, dove per lunghi tratti si corre sugli argini con l’acqua su entrambi i lati.

0-5 km | Isola di Albarella e laguna di Caleri

La partenza avviene nei pressi dell’approdo di Albarella, in un ambiente dominato dalla laguna e dai canali di collegamento con il mare. Il paesaggio è già tipicamente deltizio: acque basse, canneti, barene e ampi orizzonti aperti. Per un tratto siamo stati accompagnati dai canoisti, che hanno aggiunto una macchia di colore al nostro percorso.

5-8 km | Cason Moceniga e Valle Cà Pisani

Raggiunto Cason Moceniga, il percorso entra nel sistema delle valli da pesca. Qui si apre Valle Cà Pisani, una delle più note aree vallive del Delta. L’ambiente è caratterizzato da acque salmastre regolate dalle chiaviche e da antichi casoni utilizzati per l’attività di pesca tradizionale.

8-13 km | Attraversamento di Valle Bagliona

Questo è probabilmente il tratto più suggestivo dell’intera corsa. L’argine attraversa la vasta Valle Bagliona, un enorme specchio d’acqua dove cielo e laguna sembrano fondersi. In questa zona è frequente osservare fenicotteri, aironi e numerosi uccelli acquatici che utilizzano le valli come area di sosta e alimentazione.

13-16 km | Portesine e Valle Veniera

Proseguendo verso nord si raggiunge la zona di Portesine. Qui il percorso costeggia Valle Veniera, riconoscibile per la presenza del storico Casone Veniera. L’ambiente alterna argini, canali e zone umide, offrendo vedute molto aperte sull’intero sistema lagunare.

16-22 km | Valle Sagraeda e foce dell’Adige

Il tratto successivo conduce verso Rosapineta e la foce dell’Adige. Si attraversa l’area di Valle Sagraeda (o Sagreda), considerata uno dei migliori punti del Delta per l’osservazione dell’avifauna e delle colonie di fenicotteri. Qui il paesaggio cambia nuovamente: alla quiete delle valli si aggiunge la presenza del grande fiume che sfocia nell’Adriatico.

22-24 km | Punta dell’Adige

Nei pressi della foce si raggiunge il punto più settentrionale del percorso. Da una parte scorre l’Adige, dall’altra si apre il mare. È uno dei luoghi dove si percepisce maggiormente la continua interazione tra acqua dolce e acqua salata che ha modellato il Delta.

24-30 km | Rosapineta, Rosolina Mare e Caleri

Il ritorno avviene lungo la fascia litoranea di Rosapineta, Rosolina Mare e Caleri. Dopo i lunghi tratti isolati delle valli, il paesaggio cambia ancora: dune, pinete litoranee, spiagge e profumo di mare accompagnano gli ultimi chilometri fino al rientro verso l’approdo di Albarella.

Simpatici i cartonati distribuiti lungo il percorso …soprattutto quello di Alberto che un po’ ti sfotte quando arrivi alla sommità di una duna, che avresti volentieri evitato 🙂

30,5 km | Finalmente l’arrivo

Il risultato è un percorso eccezionale dal punto di vista naturalistico: pochi itinerari in Italia permettono di correre così a lungo circondati da lagune, valli da pesca, mare e grandi fiumi in un unico continuo paesaggio d’acqua.

Una galleria personale

Ricordare un’esperienza da non dimenticare e, forse, da ripetere.


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